L’amore

Voglio parlare d’amore, o meglio, oggi voglio aver la presunzione di poter parlare d’amore.

Sartre diceva: “[…] Se l’altro mi ama, io divento l’insuperabile, il che significa che devo essere il fine assoluto. L’oggetto che l’altro deve farmi essere, è un centro di riferimento assoluto intorno al quale si dispongono come puri mezzi tutte le cose-utensili del mondo. Se devo essere amato, sono l’oggetto per opera del quale il mondo esisterà per l’altro. Invece di essere un questo che si stacca dallo sfondo del mondo, sono l’oggetto-sfondo dal quale il mondo si stacca. […] Mentre, prima di essere amati, eravamo inquieti per questa protuberanza ingiustificata, ingiustificabile che era la nostra esistenza, mentre ci sentivamo “di troppo”, ora sentiamo che questa esistenza è ripresa e voluta nei minimi particolari da una libertà assoluta che essa condiziona nello stesso tempo e che proprio noi vogliamo con la nostra libertà. E’ questo il fondo della gioia d’amore, quando c’è: sentirci giustificati di esistere”.

L’amore di cui parla il filosofo francese è un amore passionale, intenso, totalizzante e, passatemi il termine, possessivo. Io vivo per l’altro, colui che ha dato senso e obietti alla mia triste esistenza. Io esisto grazie a lui, io sono devota a lui. Ma non mi fermo ad essere esclusivamente suo oggetto di amore e possesso: io voglio e pretendo di avere il privilegio di possedere, a mia volta, corpo e anima del mio amato. Il mio desiderio più grande è quello di incarnare tutto il mondo per l’altro. Io sono Soggetto ed al tempo stesso Oggetto. Questo è il motivo per cui io vivo, esisto, sono nata, sono qui adesso.

“Nulla di nuovo” qualcuno potrà obiettare. In effetti, questa sembra essere una semplice descrizione di quell’amore che tutti noi conosciamo, di cui abbiamo, più o meno in generale, la stessa idea, per intenderci. Un’idea di amore che ci è stata tramandata anche grazie alla letteratura, specie i romanzi d’amore, ai film, alla cultura. Un’idea che può essere certamente più o meno condivisibile, ma che, approssimativamente, oso dire sia la più diffusa.

Inizialmente adottai anche io questa teoria, era come sognare ad occhi aperti, mi sentivo così incredula: Sartre aveva colto nei minimi dettagli quel sentimento che io non avevo mai osato chiamare amore, per insicurezza, chi lo sa.

Tutto cambia all’arrivo di un libro nella mia piccola biblioteca personale. Avevo molto sentito parlare dell’autore, ma non avevo mai letto qualche suo libro. Un giorno mi trovo in libreria, davanti a questo romanzo e, con l’occasione dell’omonimo film in uscita, decido di comprarlo. Sto parlando di “Anna Karenina”, di Lev Tolstoj.

La protagonista si chiama Anna: è bella, aristocratica e tremendamente triste. Non ama suo marito né la società e le sue convenzioni. E’ un’anima destinata a soffrire. Suo marito è un ufficiale: poco affettuoso, con marcabile distacco ma le vuole bene. Anna e suo marito hanno un bimbo, Serëža. Durante il viaggio che Anna compie per andare a trovare suo fratello Stiva, la nostra eroina si imbatte nel bel conte Vronskij. Scoppia la passione più ardente. Anna riscopre tutte quelle emozioni dimenticate o perfino mai provate. Si incontrano, fanno progetti insieme, si baciano, fanno l’amore. Ovviamente tutto all’insaputa del marito di Anna, il quale, dopo una serie lampanti segni di tradimento da parte della moglie, scopre l’adulterio. Mi sarei di certo aspettata il divorzio, ma no: il marito perdona Anna e, per non macchiare la buona reputazione di lei, decide di sorvolare sopra il grave atto e di dimenticare. Ovviamente Anna è ormai a ruota libera: senza freni inibitori, si butta a capofitto nella storia con il conte, mancando irrimediabilmente di rispetto al marito. Anna vive in funzione del suo amato, ma la gelosia che prova nei suoi confronti le dilania l’anima, al punto di uccidersi.

E da qui lo spunto per la mia riflessione: quell’amore che Sartre diceva, quel vortice di passione e fame, coincide con la tanta furia e impeto che, come in questo caso, porta distruzione e morte? Io sono certa che Anna amasse. Anna amava, ma amava come una malata, una bisognosa, ossessionata da questo amore, tanto è che, alla fine, vi è una scena in cui assume della morfina. E, sinceramente, non vedo molta differenza con l’amore di cui parla Sartre. La passione, l’impeto, la sete dell’altro sono di certo emozioni che ci segnano la pelle in quel momento, ma non sono durature.

Il marito di Anna sembra noioso in effetti, rispetto alla passione che offre l’amante di Anna, ma alla lunga, a ben guardare, dimostra molto più amore lui che lei: l
ui alla fine accetta la bambina che Anna ha dal suo amante e la accoglie nella sua famiglia.

Forse l’amore è altro. L’Amore non è vivere per l’altro, ma assieme all’altro. Sto parlando di accoglienza dell’altro. accettazione di lui e del suo mondo. Allora e fino a ieri pensavo che Anna fosse un esempio di grande amore. La passione. Poi riflettendo, capisci perché certi amori hanno la fine decretata nella premessa. Non si può possedere. Se si è in preda dell’istinto, della gelosia, dell’ossessione, della insicurezza, è un amore malato destinato a farti male se non ne esci presto. L’amore vero è un porto sicuro, è serenità, forza, sicurezza, stabilità, voglia di vivere. Non per l’altro, ma con l’altro.

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8 Comments

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8 responses to “L’amore

  1. Michele

    L’amore di Anna resta un amore insicuro, bisognoso e malato durante tutto il romanzo. Anna non ama Vronski, ma ama tutto ciò che egli rappresenta e che le viene negato dalle regole morali. Amore e Passione non sono la stessa cosa: Anna ama la Passione, sente il bisogno delle emozioni e della soddisfazione carnale, ma non imparerà mai ad amare la persona del conte, né a trovare piena felicità nella sua relazione. Il suo “amore” resterà dominato dalla paura, dall’incertezza e dall’insicurezza, senza mai concretizzarsi in un Amore vero.

    Sartre ha ragione solo in parte: l’Amore non è solo Passione, non è solo l’essere parte dell’altro reciprocamente, e tantomeno possedere anima e corpo dell’amato. Hegel afferma che “L’Amore è identificazione del soggetto con un’altra persona” e “il sentimento per cui due esseri non esistono che in un’identità perfetta e pongono in questa identità tutta la loro anima e il mondo intero. Questa rinuncia a se stesso per identificarsi con un altro, quest’abbandono nel quale il soggetto ritrova tuttavia la pienezza del suo essere, costituisce il carattere infinito dell’Amore.”.

    Sempre secondo Hegel, non c’è Amore, senza la rinuncia a parte di sé per accettare e comprendere l’altro, e non c’è Amore se una delle due identità prevale al punto di denaturalizzare l’altra. In definitiva si, forse il “voler vivere con e per l’altro”, può essere considerato Amore.

    • Sono d’accordo su alcuni punti, ma ti contraddici con l’ultima frase. Sartre ed Hegel sostengono, all’incirca, la stessa tesi: l’amore come identificazione nell’altro, vivere per l’altro, la nostra metà che ci completa, però ciò, come nel caso di Anna, può sfociare in un amore malsano. Concordo sul fatto che non può esserci un amore sano nel caso in cui l’amante voglia prevalere nella vita dell’altro. Da qui ci ricolleghiamo al discorso che ho fatto prima. L’amore vero, quello sano, non è vivere per altro, ma con l’altro, altrimenti saremmo solo dei dipendenti affettivi. Si badi, per me, sano o non sano, sempre Amore rimane, però poi dobbiamo fare i conti con le conseguenze. Io credo che Anna amasse il Conte, ma semplicemente nel modo sbagliato.

      • Michele

        Hegel e Sartre descrivono il medesimo processo di innamoramento, pur intendendo diversamente il nucleo dell’Amore. Hegel proviene dal filone dei filosofi razionalisti, ed eredita il pensiero di filosofi come Platone, San Tommaso e Leibniz, tanto per citare i più importanti. Sartre eredita la filosofia di Husserl, la fenomenologia esistenzialista, le idee di Brentano e, se vogliamo, della Scuola Aristotelica.

        L’Amore come identificazione con l’altro è presente all’incirca nel pensiero di tutti i filosofi, ma quel che varia in modo considerevole è la percezione dell’essenza dell’Amore. Vi si distinguono, per l’appunto, il filone razionale platonico e il filone emozionale aristotelico.

        La mia tesi è che un Amore del tutto emozionale, fondato esclusivamente sulla Passione per l’amato, sia destinato a collidere su sé stesso. Sartre ama, il suo mondo è costituito dalla sua amata e, a causa di questo Amore passionale, la brama e desidera al punto di identificarvisi. L’identificazione di Hegel nasce invece dalla conoscenza e dalla comprensione dell’altro.

        Entrambi amano, ma l’amore di Sartre, così come l’amore di Anna, non può durare nel tempo, perché è solamente Passione. Non si può vivere esclusivamente per l’altro, a differenza di quanto sostiene Sartre, perché questo porta ad una perdita di identità e ad una snaturalizzazione del rapporto. Viceversa, vivere con l’altro ma senza esser consapevoli di dover fare rinunce per la sua felicità e per il suo benessere porta ad una situazione di stallo nella coppia, o peggio di malessere ed asfissia.

  2. Elisa

    E’ molto “Wow”. C’è un qualcosa di romantico, inquieto, strano, e allo stesso tempo eccitante, in tutto questo. Non ho mai pensato di possedere l’anima del mio ragazzo, né sono convinta del fatto che ce l’abbia, o che sia possibile possedere un’anima altrui. Non sono convinta più neppure di amarlo, dopo 3 anni insieme e dopo aver letto queste righe e altre decine di pagine. Sartre probabilmente soffriva di qualche complesso filofobico o ninfomane. E’ mai possibile che dopo secoli di speculazione filosofica e amplificazione mediatica di vario genere, ancora oggi non si possa definire con certezza ed univocità l’amore?

    Forse l’amore vero è un’altra cosa. E non fa notizia, né scalpore, a differenza di tutto quell’amore che si vende sui libri, sui film e sulle canzoni. Eppure, per il mio Martino, provo qualcosa di molto simile a quello descritto sopra. Condividiamo tempo, sogni, corpo e passioni, facciamo progetti insieme. Voglio vivere con lui, e per lui, e lui prova le stesse cose, e ci conosciamo e apprezziamo completamente.

    E forse sono solo appassionata di lui. Mi capita ancora di sentire, dopo tutto questo tempo, il sentimento di insicurezza di Anna, l’incertezza nei miei sentimenti e l’impossibilità di affidarmi completamente a lui. Forse, il confine tra “Amore” e “Passione” non è così nitido e ben definito come appare. Oppure questo “Amore” tanto blasonato dai filosofi e tanto sognato dalle nostre menti, semplicemente non esiste, ed è una proiezione delle nostre menti per non cadere nella disperazione.

    Sto pensando che l’amore, così come l’anima, o come l’infinito, siano tutte concezioni al di fuori della portata umana, e che tutte le speculazioni filosofiche su di loro siano totalmente inutili. Ci sono centinaia di indizi ad indicare che l’Universo sia infinito, eppure non ne esiste la prova sicura. Così come non esiste la prova sicura dell’amore, che io ami Martino o che Martino mi ami, perché non ci è dato di comprendere l’amore. L’amore è incertezza ed è la continua ricerca e la riscoperta dell’altro. La sicurezza non può esistere, è solo un costrutto della nostra mente.

    • Concordo. Il confine tra Amore e Passione non è affatto nitido. Amore è anche Passione, col passare del tempo quest’ultima tende a scemare, ma è qui che ci mettiamo in gioco. Il marito di Anna è andato aldilà di tutto ciò che è romantico, elettrizzante e sconvolgente, abbracciando una vita semplice, magari monotona, ma sana assieme alla sua compagna. Penso che questo sia l’amore maturo, se vogliamo definirlo così.
      Comunque sia, non dobbiamo cadere nell’errore di generalizzare su un argomento così complesso e variegato.

      Apprezzo molto le tue ultime frasi, le sento molto mie. Credo che non ci siano sicurezze “certe”, ce le costruiamo noi tramite i nostri parametri che, col tempo, abbiamo cementato. Sicuramente, un’idea di Amore, c’è, esiste, o meglio, voglio credere che esista, in ognuno di noi. Poi, ovviamente come tutte le cose, ha le sue sfaccettature.

      • Elisa

        Non penso che sia un errore così grave se due giovani, anche sbagliando, si fanno domande e discutono di Amore. E’ più grave il non parlarne, o il farne un costrutto sopravvalutato e mediatico, come spesso purtroppo accade.

        La prima volta che ho letto il tuo articolo mi sono sentita male, ne ho abbastanza per mettere in crisi un bisonte. Un mese fa ero convinta di amare Martino. Sono ancora convinta che non potrò mai trovare nessun altro in questo mondo come lui, e che lui sia l’unica persona al mondo che io possa amare. E avevo un’idea di Amore uguale, se non “molto simile”, a quella espressa da te. Sono rimasta turbata, perché mi sono resa conto che in quell’idea mancava un pezzo.

        Sentivo il bisogno della certezza di amarlo e, non potendo trovarla, ho dovuto costruirmela, o “immaginarmela”. Sono lunatica. Oggi sento di amare Martino molto più di ieri, come se sapere che “l’Amore trova fondamento nell’insicurezza” fosse un importante tassello mancante alla mia concezione di Amore e che “trovare un’anima viva che pensa come me” possa darmi sicurezza e farmi sentire un pò meno lunatica.

        Non so se una concezione di Amore la abbiamo proprio tutti. Mi piace pensare che, solo attraverso questa insicurezza e incomprensibilità dell’amare e questa continua ricerca, riusciamo veramente ad affidarci all’altro, ricercando di continuo l’Amore pur avendolo trovato. Mi piace pensare che esista questo Amore “Universale”, al di là della nostra comprensione, che però viene vissuto in modo diverso da ognuno di noi. E forse tutti questi modi di vivere l’Amore sono sbagliati, hanno tutti qualcosa di malato, e l’unico modo di Amare l’altro è trovare qualcuno che condivida la nostra idea di Amore.

        In questo senso, né Karenin né Vronski hanno mai amato Anna, e Anna non è mai riuscita ad amare davvero nessuno dei due. L’amore di Karenin, che rinuncia a tutte le passioni fino a dimenticarsi della felicità di Anna, è inadatto per lei quanto l’amore di Vronski, con cui non riuscirà ad instaurare un legame affettivo completo e che la porterà al suicidio. Anna in fondo è una brava donna, che sente il bisogno di Amare, ma che non trova nessuno che corrisponda a questo suo bisogno, o che “viva questo bisogno nel suo stesso modo”.

        Mi sento un pò stanca. Ho voglia di parlare con Martino, non parliamo mai così tanto di “Amore” e “robe grandi”. Molto probabilmente mi ama, anche se non esattamente “come lo amo io”, magari abbiamo “due modi di amare compatibili”. Probabilmente, senza questo blog, non sarei mai arrivata a simili congetture e ragionamenti, penso d’aver trovato un’amica. Grazie, scusami se sono lunatica.

    • Credo che nessuno ami allo stesso modo l’altro, sennò tanti casi di separazione fra due persone non si verificherebbero. Hai detto bene, “due modi di amare compatibili”:

      Concordo anche sul fatto che né Karenin né il Conte abbiano amato Anna nel modo in cui lei desiderava, non ti dico né giusto né sbagliato. Lei aveva un bisogno “malato” di amore che nessuno dei due ha saputo soddisfare. Karenin troppo preso dalla forma, dagli schemi, dalle leggi, mentre Vronskij troppo cieco per capire che avrebbe perso in pochissimo tempo Anna.

      Quindi credo che ognuno debba farsi un’esame di coscienza. Una relazione è intrapresa da 2 persone e se, purtroppo, non vi è un lieto fine, sarebbe opportuno fermarci e riflettere.

      Non sentirti in colpa se non sei sicura di ciò che provi per il tuo compagno.
      Io credo di aver amato una persona, ma tutt’ora non ne sono sicura. Mi sento talmente piccola e imbranata di fronte a questa grande entità che chiamarla in causa a volta mi crea disagio.
      Comunque, dalle tue parole, noto più un “bisogno di certezza di amarlo” che un “bisogno di amarlo”, il che è molto differente. Non rovinare ciò che hai di bello con le tue paure, io l’ho fatto, e non mi è stata data la possibilità di rimediare.

      • Anonimo

        Hai paura che le persone si affezionino a te, perché temi che possano amarti nel tuo stesso modo possessivo e totalitario. Quello che ami, non è l’unica persona che hai perso per le tue ossessioni. Hai perso un amico, e non t’importa nemmeno, perché sei ossessionata da quest’amore, anche lui “malato” a modo suo.

        Quell’amico non ti ha mai giudicata. Non siete così diversi, avete perfino la stessa idea di Amore. Si ricorda la nota di dolore nella tua voce, quando parlavi del bambino che non hai avuto, e di “quel galantuomo del tuo ex”. Ha sofferto per te, ti capisce, si sentiva in colpa per averti causato tutte queste ossessioni solo VOLENDOTI BENE.

        Per favore Maria, calmati. Questo “amico” che “non consideri più un amico” non può nemmeno aprire bocca in tua presenza senza irritarti, né parlare troppo con le vostre cerchie di amici mentre ci sei. Non puoi vivere nelle tue ossessioni, non si riesce più a viverti vicino.

        Gli stai rovinando la vita, riflettici un pò. E’ l’ultimo messaggio che ricevi. Se devi rispondere e non ammettere repliche, come tuo solito, allora evita e cancellalo direttamente.

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